L'ACCADEMIA FILARMONICA
Nell'ottobre del 1814 cinquanta appassionati dilettanti di musica cominciarono
a radunarsi in casa dell'avvocato Dubois in piazza Carignano e pochi mesi
dopo in casa dei fratelli Billotti in via Doragrossa (via Garibaldi) dove
iniziò la vera vita sociale, con la fondazione dell'Accademia Filarmonica
e la nomina di un Presidente, il Conte Luigi Mocchia di San Michele, e
la determinazione di una quota sociale. Alla fine del 1816 l'Accademia
affittò una sede in casa Spigno, in via della Basilica, ma già
alla fine del 1817 l'Accademia si trasferiva in via San Carlo (via Alfieri).
Nel 1826 l'Accademia si trasferì nuovamente in una casa Balbiano
di Viale, ora demolita, vicino all'attuale piazza Solferino, nella quale
il socio architetto Talucchi fece costruire una grande sala per le esercitazioni
musicali, e poi, nel 1837, nel palazzo Truchi di Levaldigi, nell'attuale
via XX Settembre.
Gli Accademici, ordinari, straordinari ed emeriti (e fra gli ordinari,
ma solo per i primissimi anni, vi erano anche signore), si radunavano
a far musica chiamando talvolta a suonare anche dei professionisti, per
quelle parti per le quali non vi erano accademici disponibili. L'Accademia
istituì anche una scuola gratuita di musica vocale e strumentale
per coloro che non potevano permettersi studi a pagamento. Le due scuole
si ridussero poi a una, quella vocale e, a partire dal 1838, si cominciò
ad aprire l'Accademia, oltre che allo studio e alle esercitazioni musicali,
anche ai balli.
In quegli stessi anni iniziò la trattativa per l'acquisto del palazzo
del Marchese Solaro del Borgo, conclusasi il 1° febbraio 1838: si
arrivò così alla sede definitiva dell'Accademia. Per problemi
di acustica il grande salone di ingresso si rivelò però
inadatto ai concerti e alle esercitazioni, per cui si deliberò
di costruirne uno nuovo, disegnato appositamente, sempre dall'architetto
Talucchi, come sala da musica: l'attuale Odeo, finito nel 1840, la cui
acustica è perfetta.

Oltre all'innovazione dei balli, nel 1839 fu istituito un gabinetto di
lettura, che contribuiva quindi anch'esso ad allontanare gradualmente
l'Accademia dalle funzioni esclusivamente musicali che l'avevano originata.
La scuola di musica durò comunque ancora, con alterne vicende,
fino al 1859, quando, per ragioni finanziarie, fu definitivamente soppressa.
Bisogna ricordare che Carlo Alberto, fin che visse, appoggiò sempre,
anche finanziariamente, la scuola. Dopo la Sua morte la mancanza di sovvenzioni
regie e la sempre più forte tendenza a trasformarsi in un normale
circolo provocò la chiusura della scuola. La tradizione musicale
rimase però ancora viva, ed esercitazioni musicali e concerti furono
spesso eseguiti nell'Odeo, sia dall'Accademia direttamente che da Enti
Pubblici.
Di questa tradizione rimane la ricca biblioteca musicale che è
stata completamente catalogata in circa 5.000 schede agli inizi degli
anni 80 per iniziativa del Direttore della Musica Conte Carlo Serra, con
la collaborazione del Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, mercè
l'opera del Prof. Alberto Basso e della Signora Boella. La parte più
antica conserva partiture originali manoscritte del 6/700 che documentano
l'attività musicale del Teatro Regio, scampate fortunosamente alle
spoliazioni napoleoniche, grazie all'intervento del conte Luigi Cotti
di Brusasco. Il suo erede, il marchese Alessandro d'Angrogna, socio dell'Accademia
Filarmonica, le donava all'Accademia nel 1860.
Tra il '60 e il '90 del secolo scorso furono prese importanti deliberazioni
come l'istituzione della dispensa, l'accordo con il Club di canottaggio
Eridano e l'inizio del gioco delle carte e del biliardo.
L'Accademia Filarmonica si trasformò quindi definitivamente in
un circolo, e così rimase fino all'unione con la Società
del Whist.
LA SOCIETÀ' DEL WHIST
La creazione della Società del Whist fu certamente un'iniziativa
personale di Camillo di Cavour. Nella sua posizione di cadetto di una
famiglia che contava molto nel Piemonte di allora, era destinato a crearsi
uno status che il primogenito aveva comunque per diritto ereditario, e
la prima risposta a questo problema fu la carriera militare.
Ma già a ventun'anni l'aveva abbandonata e, fino a quando non trovò
la sua strada nella politica (e nella storia), alla fine degli anni quaranta,
la sua vita fu una continua, frenetica ricerca di successo negli affari,
a cui l'agricoltura che seguiva per conto del padre e dei parenti, dava
una base più solida dei successi (e disastri) in borsa e nelle
imprese. Questa sua vita intensa di giovane brillante e infaticabile lo
portò a conoscere bene l'Europa più avanzata dei suoi tempi,
Svizzera, Francia e Inghilterra, molto più che la povera e arretrata
Italia, che non conobbe affatto.
E' questo lo sfondo in cui si colloca, fra le tante iniziativa prese in
quegli anni, la fondazione, nel 1841, di un club, diverso dai vecchi circoli
di allora in Italia , e simile invece a quelli che trovava a Parigi e
a Londra.
I primi soci (40 all'inizio) scelti da lui e da qualche amico, rappresentavano,
senza insistere esclusivamente sull'appartenenza all'aristocrazia piemontese,
ancora dominante nell'élite dello Stato, la società che
contava a Torino.
Con loro Cavour intendeva passare le ore libere giocando al whist, o a
scacchi, o in conversazione fra persone "di gentile educazione"
come recita lo Statuto del 1847. Non va tuttavia ignorato che fra i 40
soci fondatori almeno 10 discendevano da famiglie che nel 1788 appartenevano
alla "Patriottica Nobile Società del Casino" "approvata
e specialmente protetta dal Re Vittorio Amedeo III". Scioltasi al
momento dell'occupazione francese, la sua documentazione originale fu
tramandata all'archivio della Società del Whist. Cavour ne divenne
presidente solo nel 1860, quando, deluso dall'armistizio di Villafranca,
sembrava che non intendesse più assumere responsabilità
di governo. La morte sopravvenne nel 1861.
Nonostante il peso politico del suo fondatore e di altri fra i soci, il
club mantenne sempre un preciso distacco dalla politica attiva, reso ancor
più evidente quando Torino perse il suo status di capitale, nel
1864, per cui al Whist mancò la presenza di rappresentanti diplomatici
e di Ministri che lo avevano caratterizzato fino ad allora.
Gli anni che seguirono furono perciò, specialmente all'inizio,
assai critici per il Whist, che andò assumendo sempre più
le caratteristiche di un club all'inglese, dove si riuniscono soci che
si riconoscono in un comune modo di vivere, educazione e ambiente. E così,
fino all'unione con l'Accademia Filarmonica il Whist è rimasto
un circolo fondamentalmente, ma non esclusivamente, aristocratico.
Dato il carattere prevalentemente militare dell'aristocrazia piemontese,
il Whist ha dato un contributo di sangue, e di valore (19 medaglie d'oro)
alle guerre italiane, dalla prima guerra d'indipendenza fino all'ultimo
conflitto mondiale e alla Resistenza.
Contando anche il Caffè Florio, dove fu fondato nel 1841, la Società
del Whist ebbe come sedi la Trattoria dell'Universo, fino al '42, poi
palazzo San Germano in piazza Castello fino al '43, palazzo Birago in
via Carlo Alberto fino al 1867, palazzo Pollone in piazza Castello fino
al 1918 e via Accademia delle Scienze angolo piazza Castello fino alla
ricostruzione dell'Accademia Filarmonica nel 1949.
IL CLUB OGGI
Dopo i bombardamenti del 1942, nel 1946 il Whist offrì ai soci
dell'Accademia, molti dei quali erano anche soci del Whist, ospitalità
nelle proprie sale.
L'anno dopo, per iniziativa dei due Presidenti, Tancredi Carrassi del
Villar per il Whist e Giovanni Canova per l'Accademia, le assemblee dei
due circoli deliberarono l'unione.

Oltre ai vantaggi materiali, come l'aumento del numero dei soci, che dava
maggiori mezzi finanziari per i grandi lavori di ricostruzione, questa
decisione prendeva atto della nuova composizione dell'élite torinese
e riuniva in un unico sodalizio le tradizioni migliori della città,
rappresentate dai due circoli.
Con il 1949 si completarono i lavori di ricostruzione e il nuovo club
iniziò la fase attuale della sua vita.
|
 |